Immersione nel bianco

L’attesa, poi, naturalmente, finisce. Prepari le valigie e ti dirigi verso l’eliporto, nel quale le procedure d’imbarco tendono ad essere estremamente complicate. Indosso tre maglie, una tuta pesantemente imbottita sopra la quale indosserò lo scafandro giallo, a tenuta stagna. La gomma posta alle sue estremità aderisce in maniera perfetta al collo e ai polsi. Devo fare qualche piegamento sulle ginocchia per fare uscire l’aria che è rimasta intrappolata ed evitare l’effetto palloncino con il quale potrei occupare più di qualche posto a sedere.

Da quassù, sull’elicottero, sorvolare il Mar Caspio, quella distesa infinita di bianco, risulta un’esperienza accecante. Quasi tutti chiudiamo gli occhi per respingere la riflessione naturale di quella superficie. Dapprima, vicino alla costa, guardo da vicino la steppa. Voliamo a bassa quota su una prateria sconfinata alternata ad acquitrini ghiacciati. La prateria poi lascia campo al ghiaccio, che in alcune zone prende la forma di una sottile pellicola accarezzata dal mare, leggermente deformata, dalla quale possono osservare il formarsi a bassissima velocità dell’onda.

In quasi quaranta minuti ecco spuntare all’orizzonte l’isola. Un atollo, a dire il vero. Il frangiflutti aperto agli angoli disegna una grande rettangolo, due isole satellite completano la costellazione, mentre al centro la grande isola, alla quale sono accostate grandi navi. Delle quali, immagino, conoscerò tanto nel giro di qualche giorno. Sarà in una di queste che dormirò, mangerò, su quasi tutte le altre passerò le mie giornate.

Sarà qui che, per questo febbraio, girerà il mio mondo.

(….picture are strictly forbidden)

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