Mi piace. Punto.

Dare una connotazione sociologica a qualsiasi successo del momento, è una tentazione inevitabile per gli scrivani di mezzo mondo. Vacanze di Natale flop al botteghino? Un altro segno chiaro della fine del berlusconismo. Lady Gaga prima in classifica? La voglia di leggerezza di cui abbiamo bisogno in un periodo di crisi. The Artist piace a tutti, ed a sinistra più che mai? Normale, per come rappresenta un personaggio che rifiuta il mondo che avanza costruendo delle barricate alla modernità e rifugiandosi in ciò che lo aveva reso felice. Per come rappresenta tutti noi, esseri che vivono con difficoltà un mondo che va troppo veloce rispetto alle proprie gambe. Come la Camusso con l’articolo 18 e i giornalisti del Manifesto con le difficoltà nel far fronte alla crisi dell’editoria.

E non può essere che sia piaciuto semplicemente perché fatto benissimo, curato nei dettagli, sapiente nel toccare le corde delle emozioni, semplice nella struttura ed originale nella costruzione.

Non può essere semplicemente perché si cercano sprazzi di bellezza e non dei cappelli da mettere in testa per psicanalizzarci e scrivere due righe per riempire un’altra mezza pagina di giornale.

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