Puro veleno

Il punto è che poi si esagera e seppure si conoscono i limiti non si trova di meglio da fare che girarci intorno in attesa che ti facciano crollare.
E così magari ti ritrovi ad affrontare salite improponibili, salite che anche quelli del Giro d’Italia si rifiutano di tentare, a sentire le leggende. Un chilometro prima il cartello della gara che lì si svolgerà a Settembre non augura nulla di buono fin dal nome, “Extreme race Punta Veleno“, mentre la gente di Brenzone a cui chiediamo informazioni guarda i nostri rapporti posteriori e ride immaginando che ripasseremo davanti alle loro panchine dopo davvero poco tempo. In effetti, anche soltanto il primo chilometro di avvicinamento sembra un muro insormontabile. Rapporto leggero più che si può leggiamo la pendenza media del primo tratto, ferma al 17,5  %. Pedaliamo come possiamo, ma dopo appena due chilometri a questa maniera tanto vale scendere e spingere la bicicletta fino a pendenze più umane. Nessuno del resto ci supera, la strada è sgombra da ciclisti che  tentano la salita, soltanto qualcuno che scende facendo stridere le pastiglie dei freni, e, quando fermi ad un tornante vediamo un uomo in mountain bike salire sembra di assistere ad una specie di miracolo. Non fa per noi, per cui meglio procedere alla nostra maniera, perché anche il solo tentativo di rimettersi in sella e recuperare l’equilibrio si rivela vano senza nessuno che ti spinge da dietro. Soltanto negli ultimi tre chilometri la pendenza torna a livelli umani e ci decidiamo a ripartire, ma quanta fatica ancora prima di arrivare in cima. Appena dieci chilometri di veleno, però la vista da lassù è la più bella che mi sia ritrovato a guardare su due ruote. La montagna si piega su se stessa, crea una curva che ti costringe a guardare giù sullo strapiombo mentre davanti è tutto lago. Subito dopo la curva la strada si apre in un alpeggio prima della discesa. Ci saremo avvelenati, ma sarà di quel veleno che ti cura. E sarà magari da ritentare, con risultati migliori, possibilmente.

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