Tutti su al Polo Nord

C’è solo una cosa che non cambia a qualunque latitudine mi trovi a lavorare. C’è sempre qualcuno del gruppo, o anche più di uno che prende a dire che questi qui non sanno lavorare, che questi si che sono dei caproni, che qui è tutto un mondo alla rovescia. E’ una caratteristica che naturalmente vale solo muovendosi verso sud. Se sei a Roma sono peracottai quelli lì, se sei a Frosinone sono i napoletani a fare solo della gran caciara ed è sempre meglio non fidarsi, sei in Egitto e allora sono dei cammelli pure loro, e via via fino ad arrivare in Nigeria, come l’anno scorso di questi tempi. Io, in questi casi, non so che fare. Provo a fare il politically correct e a cercare di mitigare le loro posizioni ma poi mi accorgo che è tempo perso e dopo qualche tentativo mi cadono le braccia. Non ho gli anticorpi per mettermi a controbattere continuamente, o a fare sermoni. Poi, raggiunti i trentanni è praticamente impossibile cambiare idea, ti arrocchi nelle tue posizioni senza che nessuno ti possa smuovere. Ci si prova, ma chi non vuol capire non capirà, e più che altro, di questi tempi, non se ne vergognerà nemmeno.

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