In possibile memoria di

Non è che non voglia più scrivere. Anche se la distanza tra un post ed il successivo tende ad estendersi senza sosta, mi esercito continuamente nel comporre frasi che abbiano un senso compiuto, che diano una linea di condotta al pensiero, che però raramente tornano però ad aver voglia di occupare questo spazio.
Si fa spazio la sensazione fastidiosa che un brusio inutile affolli le giornate senza regalarne il minimo surplus, ed al quale sarebbe opportuno sottrarsi. Ché nei messaggi di stato si annidi l’animo di questo guazzabuglio che chiamiamo società, con la sua necessità costante di veder esposta in prima pagina la propria esclusività, originalità, banalità.
E quindi vien da chiedersi se non sia il caso di smetterla con tutto questo rumore inutile, quando oltretutto non spicca per originalità o per sagacia.
Eppure l’ottuso senso di responsabilità che lega ad un blog è difficile da sradicare, e l’abitudine a raccogliere pensieri, seppur diradati, la sto perdendo malvolentieri.
Potrei dirvi che per scrivere occorre pensare, ma aver la testa in aria non è più molto consigliabile. Potrei dirvi che la scrittura richiede silenzio, perché un blog è uno spazio di scrittura che si riempie in maniera inversamente proporzionale al piacere od anche solo al numero di coloro con cui puoi condividere pensieri. Potrei dire che sarebbe meglio riempire questi spazi di progetti più concreti.
O potrei anche solo dirvi che è davvero difficile provare a scrivere su una tastiera insulsa quanto questa, o anche quando provi a farlo da una tastiera inesistente.
Ma in fondo, un blog è solo una scialuppa di salvataggio per qualche pensiero più coraggioso, e come tale è bene che rimanga ciò che è.
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. (Gabriel Garcia Marquez)

3 pensieri su “In possibile memoria di”

  1. Io credo che l'ultima frase risponda in parte alle tue domande. Il blog è anche un modo di ricordare la tua vita. Puoi scegliere il colore come un pittore, puoi scegliere il tono e anche la rapidità del gesto. Non hai vincoli, sei l'artista che un giorno disegna un insieme di puntini e il giorno dopo usa un pennello e strofina forte. Perché pensare che sia brusio? E' brusio il subbuglio dell'animo di una vita che esprime la sua vitalità? E' brusio l'ansia di un pittore che sfoga le sue necessità? E' brusio riflettere dipingendo?
    Brusio è altro. Brusio è dar modo agli aspetti distanti dal senso della vita di prendere fette della tua vitalità. Brusio è la futilità di qualcosa che non trasporta con se valori. Questo blog non mi sembra brusio. Potrai parlare poco, potrai decidere di parlare molto… ma sotto, anche se non scritto a chiare lettere (perché non è necessario) saranno trasportati valori e talenti che sono la base del tuo senso d'esistere.
    Vivi il blog come meglio credi, anzi, al modo che il pittore che è in te preferisce. Io so che trasporterai valori e anche in post come questi riuscirò a leggerli e li apprezzerò. Poco importa la frequenza, non è l'aspetto interessante e – nella mia (piccola) esperienza – non è quella cui punto.
    Ciao,
    Emanuele
    PS: e quando hai voglia e io ho il tempo rimango disponibile per aiutarti a trovare "il vestito" migliore di questo splendido angolino.

  2. Quando parlo di brusio mi riferisco a questo bisogno che i social network evidenziano del dover dire comunque qualcosa, senza che ce ne sia bisogno.
    Per questo a volte penso che sia meglio far silenzio.
    Però lo continuerò a vestire come voglio, è vero. Perchè mi piace farlo. Anche se mai come adesso sento il bisogno di rinnovare questo spazio.

  3. Ora capisci perché io non riesca a starci? Sono luoghi di cortile, spazi che a me non interessano proprio. Cerco di dirlo da sempre ma nessuno sembra voglia credermi realmente.
    Parla qui, discuti, rifletti. Rendilo un posto vivo. Anche lentamente eh.
    Ciao,
    Emanuele

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