Sulle navi non ci sono finestre

Sulle navi non ci sono finestre, le stanze hanno le pareti tappate, e così non c’è modo per capire ciò che succede li fuori. Dagli oblò nella sala dell’OIM, l’ unica stanza da cui viene un minimo di luce esterna spicca la luce rossa della ciminiera da cui brucia gas nell’atmosfera. Sembrano due grosse corna, di un diavolo, si potrebbe dire con un minimo di fantasia, se non fosse per i due tubi da cui fuoriesce e che spaccano a metà la sua base.
Non basta, e come potrebbe, la pioggia per attenuare la sua potenza. La notte, che qui arriva con un tramonto perentorio, nel raggio di qualche centinaia di metri, è illuminata dal suo calore e dalla sua fiamma. Ma stavolta non potrò neanche usarla per vedere un branco di delfini. Il mare non è mai così tranquillo da riconoscere i loro guizzi da quelli delle onde e così, di fatto, non ho visto neanche un barracuda, se non la sua testa in un bidone della spazzatura sul ponte.
Quando non piove mi sono inventato una camminata sul lungomare, che sembra più una rotonda sul mare, proprio nel cerchio dove, durante il giorno, atterrano gli elicotteri. Si sta bene li, soprattutto dietro la torre che nasconde la gigantesca fiamma. Ho scoperto che il capitano passeggia spesso lassù. Dovranno averglierlo consigliato i dottori, per via dell’ipertensione. Almeno mezz’ora al giorno di cammino veloce. Abbastanza dura qui, se non si voglia risolverla scendendo e salendo le scale come un inebetito.
Tanto meglio girare intorno.
Mi sono messo a seguirlo anch’io.
Signori, da lassù si domina. Un passo più avanti e puoi cadere in mare. Nessuna protezione. Tof, gluck e ciao.

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