Code, incontri, umori

Ad un certo punto ho sperato che quei minuti passassero più lentamente possibile, nonostante ci trovassimo già in coda da un’abbondante mezz’ora. Della visita per i palazzi dei Rolli non avrei comunque capito nulla, per cui tanto meglio restare in fila, tanto più dopo aver cominciato a battibeccare con un trio di amici “con lo stesso identico umore”, ma per “una divisa di un altro colore”. Una telefonata per chiedere informazioni, il primo sorriso sornione dopo il primo rigore, i minuti che passano mordendosi le labbra, cercando di spostare l’attenzione sulle fotografie esposte sugli scaffali, giusto per ingannare l’attesa, e poi chiami tu o chiamo io, ma no, aspettiamo cinque minuti, che poi il gol arriva, lo mette dentro il solito Miccoli, con genio e dedizione, incompresa da certuni, e poi ci prova Budan, che oramai la coda sta svanendo e i minuti pure, in una lunga telecronaca telefonica.
Ci sorridono, alla fine, i nostri compari casuali di questo, pomeriggio.
Forse adesso meglio dedicarsi ad architettura e storia, e ciò che accadrà accadrà, oramai la prossima settimana.
Chissà mai.

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