Obiettivo raggiunto. Ottimo Ale

Mi dispiace di non averne parlato prima.
Ma sono stato felice particolarmente lunedi, quando Ale ha raggiunto il suo obiettivo dopo due anni lontano da casa, a Firenze.
La sua laurea, con una tesi veramente interessante e che può portare ad un progetto interessante di sviluppo turistico in un’area alla quale siamo particolarmente legati, San Mauro Castelverde. Vedremo quello che sarà adesso.

Se esiste una strada da percorrere
sei già li.
Se non esiste la stai cercando,
solco su solco, passo per passo,
sentiero per sentiero.

Oggi in piazza a Roma

Spero che la manifestazione di oggi a Roma vada bene, e che il Circo Massimo sia stracolmo. Ma contemporaneamente non voglio che questa suoni come un’assoluzione per tanti dirigenti del PD che navigano in senso contrario a quelli che erano i principi da cui si è partiti con le primarie di un anno fa. Sia piuttosto una sveglia. Come diceva ieri sera Zoro su Raitre se si facesse una manifestazione contro molti dirigenti la piazza sarebbe sicuramente piena. Perchè se non si costruisce una opposizione e un partito credibile, una comunicazione chiara e univoca saremmo ancora soltanto a fare manifestazioni in piazza, sempre e solo.

Manuale per un ministro degli interni

A futura memoria. E’ bene non dimenticare certe frasi, scolpirle nella roccia per sdegnarsi ogni volta che lo si legge. Quando ieri sera, al Frida, Giuseppe Genna ha citato questa frase ho avuto un conato di vomito.

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Aldo Moro ringrazia ancora.

Arriverò

Non sono sparito, sono soltanto molto impegnato in questi giorni.
Per esempio, lunedi è successo questo:

ed un buon amico mi fa compagnia in questi giorni, dopo non averlo visto per quasi due anni.

Dovrei andare!

Quando dici un secondo deve essere un secondo.
Quando dici due parole, che siano due. Solo due.

Vorremmo solo abbracciarti

Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni!’Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni!

Ho appena finito di leggere il messaggio scritto da Roberto Saviano oggi. E’ da brividi pensare a come possa essere la sua vita, in questo paese. Siamo stati noi, suoi lettori, a costruirgli questa gabbia intorno.
Paradossalmente il nostro desiderio di conoscere quella realtà da lui raccontata non ha fatto che accrescere la sua di gabbia, e non quella dei protagonisti delle sue denunce. Per di più accusato spesso, del suo stesso successo, da critici e dai suoi stessi concittadini, come visto ieri sera alle Iene. In un paese come l’Italia in cui successo e denaro sono gli unici valori osannati. Altro paradosso.
Se andrà sarà meglio, forse. Non siamo un paese in grado di difendere uomini come lui. Non ne abbiamo l’autorevolezza necessaria, per molti motivi. Non per ultimo perchè abbiamo sottosegretari e ministri eletti con quei voti li (basterebbe vedere l’impatto mediatico dell’inchiesta dell’espresso di queste settimane). Siamo un paese che non è in grado di indignarsi. Ed allora meglio andar via. Non vogliamo aver bisogno di eroi. Vorremmo soltanto abbracciare un ragazzo di ventotto anni e ringraziarlo del suo coraggio che fa sentire tanti di noi cosi piccoli dietro queste tastiere.

La Sicilia, Fava e Santapaola

Di occhi aperti c’è sempre bisogno. Si aggiunge ulteriore rabbia a quanto si legge su Roberto Saviano in questi giorni.
C’è un silenzio francamente inconcepibile. Fatti simili a quelli denunciati dallo stesso Saviano nel suo libro. Pagine di quotidiani a disposizione di boss. E silenzio, silenzio, silenzio.

La Catena di San Libero – 12 ottobre 2008 n. 372

“Parla, Santapaola!”, “Zitto tu, Fava!”

“Io, Vincenzo Santapaola, vi dico…”. Uno degli ultimi contenuti de La Sicilia di Catania, sotto forma di lettera, ma senza alcun intervento redazionale, è un vero e proprio editoriale di un boss mafioso. Contemporaneamente, e da oltre un anno, Ciancio vieta ai suoi cronisti di pubblicare dichiarazioni e notizie su Claudio Fava. Un episodio gravissimo, che segna un punto di non-ritorno. E la Magistratura? Ponzio. E l’Ordine dei Giornalisti? Pilato.


Il gravissimo episodio di Catania – un esponente mafioso che usa il giornale di Ciancio per mandare i suoi messaggi – non ha suscitato le risposte istituzionali che sarebbero state prontamente date in ogni altra città.

1) La Procura di Catania, che da poco ha sequestrato per inadempienze burocratiche un povero foglio locale (“Catania Possibile”) di denuncia, non ha ritenuto di intervenire sul ricco e potente quotidiano che ha favoreggiato di fatto il clan Santapaola.
2) L’Ordine dei Giornalisti non ha incredibilmente preso alcun provvedimento disciplinare – e quando , allora? – nei confronti del favoreggiatore.
3) L’Associazione siciliana della Stampa, che non è mai intervenuta in difesa di nessuno degli otto giornalisti siciliani trucidati dai Santapaola e dagli altri mafiosi, non ha avuto il coraggio di prendere adeguatamente posizione.
4) Il CdR de La Sicilia non ha denunciato né ha contestato (com’era suo preciso dovere) l’operato del direttore.
4) Non se n’è dissociato, nemmeno con tempestive dimissioni, neanche il vicedirettore, che evidentemente giudica incidente veniale la presenza di un Santapaola nel suo giornale.
5) Le forze politiche locali hanno reagito con estrema fiacchezza all’episodio gravissimo, che ufficializza la contiguità fra poteri e mafia (già vista in numerosi episodi: caso Avola, censura dei necrologi Montana e Fava, scuse al boss Ercolano, ecc.) nel campo dell’informazione.
Non è affatto una vicenda catanese. E’ nazionale. E’ l’esempio più estremo, ma che non resterà insuperato, della catastrofe etica dell’informazione italiana. Saviano, parlando di giornali collusi, ha avuto torto solo nel limitare i suoi esempi alla Campania.


Facciamo appello ai siti liberi locali, ai giovani che li animano con tanta passione, a non lasciare impunita questa vergogna. A reagire apertamente e duramente, e soprattutto tutti insieme.
Avremo nelle prossime settimane (l’inizio del laboratorio di giornalismo) e nel prossimo mese (“Sbavaglio” numero tre) tempo e luogo per esaminare partitamente lo stato dell’informazione a Catania e in Sicilia, e per proporre i rimedi. Ma adesso quello che è urgente è la ripulsa istintiva, etica, morale, nei confronti di quel “giornalismo” che insulta gli Alfano, le Cutuli, i Mario Francese, i Giuseppe Fava.

Esprimiamo la nostra fraterna solidarietà a Claudio Fava, che i mafiosi intendevano uccidere, per la sua attività di giornalista libero, nello stesso luogo in cui avevano già ucciso suo padre; e nonostante questo, o forse proprio per questo, il suo nome oggi è tabù sullo stesso giornale che pubblica i comunicati dei Santapaola.

Faccio appello infine, personalmente e da vecchio giornalista che mai avrebbe immaginato un tale degrado della professione, ai colleghi Lorenzo Del Boca e Roberto Natale, Presidenti Nazionali del nostro Ordine e del Sindacato:. Intervenite con tutti i vostri poteri su Catania! Difendete la nostra professione! Non lasciate soli i giovani che, con immensa generosità e a dispetto di tutto, qui impegnano le loro vite a fare un giornalismo di cui non vi dobbiate vergognare. [r.o.]

Passeggiando per Como

Ne ricordavo soltanto la nebbia e il grigio di 18 anni fa. La funivia che si arrampicava sulla montagna e poco altro. Forse anche quei due occhi che su quelle colline furono curati. Era l’anno dei mondiali di Calcio italiani, della mascotte Ciao e di me che sognavo la notte Baggio fare uno dei suoi gol.

Adesso mi sembra tutt’altra cosa. Le immagini si andranno a sovrapporre nel formare un unico quadro.

Ed è un soffio…

Ingrandire, please.

Sarebbe tempo di cambiare

Non mi piace più la grafica di questo blog, vorrei trovare qualcosa di meno anacronistico, più dinamico, un pò più personale, ma non ho nè tempo ne la voglia per imparare a fare anche questo. Sento parlare di WordPress e di quanti tutti ne siano entusiasti, ma quanto tempo dovrei dedicare a questa migrazione. Già il pensiero toglie la voglia. Del resto io volevo soltanto scrivere!

P.s. Se qualcuno di passaggio si offrisse di darmi una mano ne sarei grato, anche con qualche suggerimento! 😐