Resistenza

Parlare di Resistenza oggi forse ha poco senso. I principi stessi che animarono quel periodo sembrano essere dispersi. Eppure un senso lo ha ancora oggi, continua ad esistere nelle nicchie della nostra società che ostinatamente non si rassegnano al fare prestabilito. Per me questa parola assunse un significato diverso il 20 giugno del 1992, in una calda notte d’inizio estate. Da poco meno di un anno ero entrato a far parte degli scout del mio quartiere ed il mio capo reparto Aurelio ci invitò a partecipare ad una fiaccolata, organizzata dall’Agesci, che da Piazza Magione sarebbe terminata nella chiesa di San Domenico. Ci trovammo li in tantissimi, con le nostre famiglie a ricordare il lutto collettivo che la nostra città aveva vissuto. I nostri ceri si accesero illuminando cosi le strade del centro di Palermo. Insieme ad esse ci venne consegnata una “resistenza elettrica” da attorcigliare sul nostro fazzolettone. Era un simbolo quanto mai azzeccato e che ancora alcuni di noi conservano gelosamente tra i propri cimeli.
La manifestazione fu poi uno dei momenti più toccanti della storia recente della nostra città, per essersi rivelata inconsapevolmente l’ultimo saluto a Paolo Borsellino, già consapevole di essere “un morto che cammina”. Le sue parole, quasi un testamento, si trasformarono in quei pochi mesi in un passaggio di consegne alla città del messaggio a cui lui e molti altri del suo pool avevano dedicato una vita.

Quel discorso è visibile qui.

« La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. »

L’Agesci raccolse da allora con impegno quelle parole impegnandosi nel suo ruolo educativo anche con maggior vigore riconoscendo nel potere dell’educazione una delle leve per poter imprimere un cambiamento alla città. Questo impegno venne riconosciuto anche dalle istituzioni che decisero di affidare all’associazione un terreno confiscato alla mafia su cui si ergeva una piccola palazzina, nella zona di Altarello.
Fu affidato all’Agesci con il compito di costruire lì un base scout fruibile all’intera zona, e da allora Fondo Micciulla, questo è infatti il nome del terreno, è diventato per gli Scout Palermitani croce e delizia. Negli anni ha conosciuto fasi di abbandono per carenza di fondi e anche forse per assenza di uomini in grado di offrirsi con anima e corpo a questa sfida estremamente ardua. Da un po’ di anni a questa parte questa sfida è ripartita, grazie ad un gruppo di capi, capaci di costruire attorno a quest’obiettivo un nuovo entusiasmo in un folto gruppo di ragazzi dei gruppi della Conca D’oro.
Per costruire però su quel territorio non sbasta sbracciarsi, significa vivere nel contrasto con la piccola malavita locale che da sempre si è opposta anche bruscamente a tale ingerenza in un territorio che sentivano come loro. Era il terreno del boss, era il terreno in cui in una fase successiva venivano a nascondere merce rubata, in cui si nascondevano latitanti tra la macchia mediterranea e la camera dello scirocco. Il vero gioiello nascosto di Fondo Micciulla. I raid sono stati continui negli anni, ricordo lanci di pietre durante alcune attività e molte altre storie potrebbero essere raccontate da coloro che su quel terreno hanno passato molto più tempo di me. Negli anni questi si erano fatti meno frequenti e talvolta si è riuscito a coinvolgere qualche piccolo gruppetto di ragazzi della zona, anche se con estrema difficoltà. La resistenza, insomma, faceva il suo corso. La crescita della base ha portato cosi alla creazione di un gruppo di rover e scolte che si occupa con continuità del progetto, le cosiddette “Volpi Randagie”, dal nome dato alla base (“Volpe Astuta”) e che settimanalmente opera su quel territorio. Punto più alto di questa sfida è stata ad oggi la realizzazione del cantiere nazionale per Rover e Scolte del settembre scorso, durante il quale più di 30 scout provenienti da tutt’Italia hanno lavorato alla costruzione della base.

Ho avuto modo di vedere rinata quella casa nei giorni di natale quando ho chiesto ai ragazzi del clan del Palermo 14, una volta i miei esploratori, di portarmi a vedere quanto fin li realizzato. Un posto rinato e del quale mi raccontavano con estremo entusiasmo quanto fin li creato .

Negli ultimi giorni una parte di quel lavoro è stato distrutto per mano di alcuni vandali che hanno divelto le inferriate poste a protezione dell’edificio e si sono introdotti all’interno. Li beatamente hanno consumato il loro pranzo e dopo aver distrutto alcune cose hanno lasciato la casa con alcuni attrezzi che al loro interno si trovavano. Un episodio che sicuramente si è fatto sentire sul morale, come ho avuto modo di notare dalle voci che mi raccontavano il fatto, ma che testimonia un impegno difficile ma per questo vicino e sensibile allo spirito dello Scoutismo. Osare l’impossibile.

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