270 mila uomini e donne

Dal corriere.it di oggi:

“270 mila è il numero di uomini e donne che in un anno dal centro sud si spostano al nord per mancanza di lavoro. E’ come immaginare una città come Caltanissetta svuotarsi.
A fronte di 67 mila neo-laureati del Sud previsti in ingresso nel mercato del lavoro nel 2007, le imprese industriali e dei servizi del Mezzogiorno hanno espresso, nello stesso anno, una domanda di laureati pari a 12.390 unità, il 16,4% del totale.
Anche se si sommano i neolaureati richiesti dalla pubblica amministrazione e dal lavoro autonomo, si può stimare che circa la metà dei giovani che si laureano nelle regioni meridionali è di troppo rispetto alla domanda locale. Nessuna meraviglia, conclude quindi Italia Lavoro, se questi giovani cercano lavoro altrove e se il 60% dei meridionali che si laurea al Nord, vi rimane anche dopo la laurea. Per necessità, più che per scelta. “

“Ma se è così, perché questa emigrazione non fa più notizia? «Perché chi emigra —risponde D’Antoni— non ha problemi d’integrazione con la realtà del Nord: spesso è un giovane che usa Internet e parla inglese come i suoi coetanei settentrionali. Non diventa quindi un caso sociale, come negli anni Cinquanta.Quella di adesso è perciò un’emigrazione invisibile, silenziosa »”
Quali risposte da la politica a questo esodo dalle dimensioni bibliche, a quest’emoraggia continua?
Poche, per non dire nessuna, come illustra lo stesso articolo:

“Non ci sarebbe niente di male se questo fenomeno fosse indice di una società mobile, all’americana. Il fatto è che in Italia questo movimento è a senso unico, con un progressivo impoverimento del Mezzogiorno. Per combattere questo trend i vari governi hanno provato a incentivare fiscalmente le assunzioni nel Sud. Nell’ultima Finanziaria è stato inserito anche un bonus di 400 euro al mese per sei mesi per i neolaureati che svolgono stage nelle imprese del Sud che, se poi li assumono, ricevono un contributo di 3 mila euro. Il meccanismo sta funzionando, afferma D’Antoni. Ma non è solo un problema di incentivi. Paolo Sylos Labini, il grande economista morto nel 2005, che amava il Mezzogiorno, ripeteva che la questione meridionale prima ancora che economica è una questione civile. In altri termini, non è solo la domanda di lavoro qualificato che deve aumentare, ma devono migliorare anche le condizioni generali di vivibilità, dal funzionamento della pubblica amministrazione al controllo del territorio da parte dello Stato contro la criminalità. Altrimenti, in silenzio, i migliori se ne vanno.”

Quale via d’uscita allora può esserci per il nostro Sud? Sentir dire che la questione settentrionale è la priorità per la politica Italiana è quanto mai ottuso e ingiusto.
Perchè non si perdono così soltanto buona parte dei cervelli ma si perde anche la possibilità di un evoluzione culturale e sociale che si arresta per l’impossibilità di dare continuità ad un percorso di riscatto del territorio.
Per questo credo che delle risposte siano necessarie e attese dalla politica, fornendo la possibilità a chi è costretto ad emigrare di partecipare alla vita politica facilitando ad esempio l’accesso al voto e dando la possibilità anche economica alle aziende di investire al Sud.

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